Le origini.

La parola italiana caffè ha origine dal turco kahve, che a sua volta deriva dall’arabo qahwa: la pianta era la Coffea arabica, che insieme alla sua variante Coffea robusta viene usata ancora oggi in tutto il mondo per produrre i chicchi di caffè.

Pellegrino Artusi, gastronomo italiano del 1820, nel suo celebre manuale intitolato “La Scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene”, sosteneva che il caffè migliore era quello proveniente dalla città yemenita di Mocha e di conseguenza lo Yemen divenne il luogo d’origine della pianta del caffè. Dall’Arabia, l’usanza di bere caffè si diffuse rapidamente in Egitto e nell’Impero Ottomano, e successivamente in Italia, grazie ai mercanti della Repubblica di Venezia.

La prima bottega italiana di caffè fu aperta nel 1683 a Venezia in Piazza San Marco e nel giro di un secolo se ne potevano contare più di duecento. Alcune acquisirono una connotazione intellettuale – “Caffè filosofici” – diventando luogo di incontro dei migliori pensatori e filosofi.

Ma presto dall’Italia la moda del caffè si espanse al resto dell’Europa e agli Stati Uniti, e in molti paesi iniziarono a spuntare i locali detti “caffè” o “coffe house”, dove si incontravano spesso intellettuali e ricchi borghesi. Fa strano, quindi, pensare che inizialmente molti in Europa non videro di buon occhio questo prodotto arrivato dall’Oriente: anche in Italia all’inizio era malvisto in quanto bevanda musulmana. Fu il Papa Clemente VIII nel 1600 a dichiarare il caffè adatto ai cristiani.